“The Many Venices”: Camminare per leggere Venezia
Al centro della partnership di quest’anno c’è The Many Venices, un programma di camminate curato da Ocean Space / TBA21–Academy e Wetlands. Dal 5 giugno al 25 settembre, il progetto attraversa Venezia, Mestre e Murano per esplorare storie, comunità e prospettive spesso trascurate dalle narrazioni dominanti, rivelando le molteplici stratificazioni che compongono la città.
Il progetto si sviluppa in dialogo con In Minor Keys, la 61. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, il cui impianto curatoriale invita ad ascoltare storie, prospettive e forme di conoscenza spesso lasciate ai margini.
Ne abbiamo parlato con Barbara Nardacchione, Community Engagement Lead di Ocean Space, e Luca Cosentino, Co-fondatore e Direttore Editoriale di Wetlands, per riflettere sul camminare come pratica di scoperta e come strumento per comprendere la città.
“The Many Venices” è un titolo che è già una dichiarazione: non esiste una sola Venezia. Come nasce questo progetto e perché vi siete trovati a lavorarci insieme?
Barbara Nardacchione: Ocean Space ha una lunga storia di programmi di camminate – nate quasi per necessità durante la pandemia, quando lo spazio pubblico era l’unico luogo possibile di condivisione, e cresciute nel tempo come un modo, per la comunità e non solo, di scoprire Venezia e le sue isole, attraverso lo sguardo esperto di chi ci ha accompagnato in questo percorso. È una pratica che ci ha permesso e ci permette di raccontare l’arcipelago veneziano, le sfide ecologiche che deve affrontare, il tessuto urbano e sociale che lo compone, le narrazioni e contro narrazioni che si iscrivono nella città. Questo ci permette di capire la complessità di Venezia e da qui il titolo “The Many Venices”, che vuole andare oltre una visione univoca della città. La collaborazione con Wetlands è nata in modo naturale, da sempre condividiamo una visione di Venezia e trattiamo tematiche affini, anche se chiaramente in forma diversa. La mostra che presentiamo quest’anno, Tide of Returns, dialoga in particolar modo con una collana di Wetlands, Afterwords, dedicata alle voci più innovative dell’Africa e dell’Afrodiscendenza e questa ci è sembrata un’occasione perfetta per creare un programma di camminate co-curato.
Luca Cosentino: Wetlands nasce proprio dall’esigenza di raccontare questa città in modo non convenzionale. Il nostro lavoro editoriale ha sempre avuto a che fare con il territorio: i libri che pubblichiamo nascono spesso da pratiche situate, da storie trascurate, da scambi culturali che la narrativa dominante su Venezia tende a invisibilizzare.
African Venice / Venezia africana, che abbiamo pubblicato nel 2024, ne è l’esempio più diretto: è una guida alla città che racconta Venezia attraverso le sue connessioni storiche e contemporanee con il continente africano – dalle rotte migratorie alle comunità che vivono oggi nella laguna, fino alla presenza africana nell’arte e nell’architettura veneziana. Da quel libro nascono molti dei fili che “The Many Venices” ora porta in strada.
“TheManyVenices”nonvuoleesseresolountitoloevocativo:cisonotantiluoghichecompongonoVeneziaenecreanolacomplessità,dallaterrafermaalleisole.Barbara Nardacchione
La Biennale di quest'anno si intitola "In Minor Keys" – una metafora musicale che invita a guardare alle tonalità minori, ai margini, alle voci meno ascoltate. Come dialoga "The Many Venices" con questo tema?
Luca Cosentino: C'è una consonanza profonda, e non è casuale. Le tonalità minori sono quelle che la narrativa ufficiale tende a lasciare fuori campo – le periferie, le minoranze, le storie che non finiscono nelle guide turistiche. Il nostro lavoro editoriale parte esattamente da lì. Camminare è uno strumento per sintonizzarsi su queste frequenze: non puoi ignorare il rumore dell'acqua, la faccia di chi ti incrocia, la bottega aperta da trent'anni accanto al negozio di souvenir. Tutto diventa materiale. È un modo di conoscere la città che non si può replicare in una guida o in una didascalia.
Barbara Nardacchione: E c'è anche una questione di metodo. La Biennale è un momento straordinario che muove artisti che portano a Venezia la testimonianza di un altrove. The Many Venices si sintonizza su quelle stesse tonalità minori attraverso la lettura del suo tessuto sociale, delle storie che ci raccontano elementi architettonici e artistici presenti ma forse mai considerati sotto un ottica coloniale. Ogni camminata è guidata da una persona il cui lavoro affonda le radici in questa città – dalla scrittrice e attivista italo-ruandese Marilena Delli Umuhoza che aprirà una conversazione sulle prospettive interrazziali interraziali, all'artista e maestro vetraio senegalese Moulaye Niang, che a Murano ha intrecciato la tradizione vetraria della sua terra con quella veneziana.
Avete scelto di includere non solo il centro storico, ma anche Mestre e Murano. È una scelta precisa – quasi una presa di posizione.
Barbara Nardacchione: È un atto di onestà geografica. “The Many Venices” non vuole essere solo un titolo evocativo: ci sono tanti luoghi che compongono Venezia e ne creano la complessità, dalla terraferma alle isole.
È a Mestre che vive la maggior parte della popolazione, e sempre lì si concentrano nuove storie di migrazione e trasformazione urbana, che vogliamo raccontare in questo programma. La camminata con Megnaa Mehtta infatti porterà i partecipanti attraverso i luoghi, le attività commerciali, gli spazi quotidiani delle comunità bangladesi di Mestre che costituiscono una delle più grandi diaspore in Italia.
Luca Cosentino: Murano, dall’altra parte, non è solo l’isola del vetro per i turisti. La camminata con Moulaye Niang ripercorrerà i luoghi che hanno segnato i suoi primi passi come artigiano del vetro nell’isola, riflettendo sul dialogo tra tradizioni diverse che ha saputo intrecciare nel suo atelier. È un racconto di Venezia visto da dentro una delle sue industrie più iconiche – ma con occhi che vengono da lontano, e che per questo vedono cose che chi è cresciuto qui spesso non vede più.
Chicamminainsiemecondividequalcosa–unadirezione,unacuriosità.Inunmomentoincuilecittàvengonovissutesemprepiùinmodoindividualeemediato,ritrovarsifisicamenteinunluogoconaltrepersoneperguardarloinsiemeègiàungestoraroLuca Cosentino
Cosa sperate che i partecipanti portino con sé, una volta finite le passeggiate?
Barbara Nardacchione: Non necessariamente risposte, forse nuove domande. Anche solo il fatto di essersi fermati su un ponte, in una via o in una calle che avevano attraversato mille volte senza guardare davvero, o di aver ascoltato una storia su un posto che pensavano di conoscere. Queste osservazioni restituiscono la complessità di Venezia, la aprono a più letture.
Luca Cosentino: Per me è la sensazione di appartenere, anche temporaneamente, a una comunità. Chi cammina insieme condivide qualcosa – una direzione, una curiosità. In un momento in cui le città vengono vissute sempre più in modo individuale e mediato, ritrovarsi fisicamente in un luogo con altre persone per guardarlo insieme è già un gesto raro. E necessario.
“The Many Venices” si svolge dal 5 giugno al 25 settembre 2026. Il programma include quattro camminate: il 5 giugno con Luca Cosentino tra Castello e Cannaregio; il 19 giugno con Megnaa Mehtta a Mestre; il 19 settembre con Marilena Delli Umuhoza nel centro storico (adatta anche ai bambini); il 25 settembre con Moulaye Niang a Murano. Per informazioni: *oceanspace.org*
Photo credit: The Many Venices. Camminata con Luca Cosentino”, Ocean Space, Venezia, 2026. Foto: Reyna Agostinelli.