La fascia come tela. Un'intervista a Marcello Martinelli

La fascia come tela. Un'intervista a Marcello Martinelli

Dalle fascette da capitano del Venezia FC a un immaginario contemporaneo della città: una conversazione con l'illustratore Marcello Martinelli.

Certe immagini durano più di una partita. Restano impresse nella memoria collettiva, attraversano le generazioni e finiscono per raccontare molto più di un semplice risultato.

Nell'ultima stagione 2025/26, l'illustratore Marcello Martinelli ha raccolto alcuni frammenti dell'immaginario del Venezia FC e li ha trasformati nelle fascette da capitano del Club. Partita dopo partita, le sue illustrazioni hanno raccontato simboli della città, storie di appartenenza e riferimenti alla cultura veneziana, trasformando un oggetto di gara in un piccolo archivio di immagini e memorie condivise.

Nato dalla collaborazione con Powernotte, il progetto racconta anche qualcosa di più ampio. L'incontro tra realtà creative che hanno scelto di restare, o di tornare, a Venezia per costruire qui il proprio lavoro e il proprio immaginario, contribuendo a raccontare la città attraverso linguaggi contemporanei.

Abbiamo incontrato Marcello per parlare di memoria, ispirazione e della costruzione di un immaginario contemporaneo condiviso.

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Venice by Venezia: Negli ultimi anni il calcio è uscito dai confini dello sport per diventare un linguaggio culturale condiviso. Oggi invece è diventato una fonte di ispirazione per artisti, designer, fotografi e creativi, che lo utilizzano per parlare di identità, appartenenza e memoria collettiva. Qual è il tuo primo ricordo legato al Venezia FC e quando hai iniziato a guardare a questo sport con occhi da illustratore?

Marcello Martinelli: Ho iniziato a seguire il Venezia FC quando avevo circa otto anni. Ma il momento in cui me ne sono davvero innamorato è stato il 1999, l'anno di Recoba in Serie A. Da quel momento non ho mai smesso di seguire la squadra, anche nei lunghi anni più difficili. La passione non è mai morta, anzi è cresciuta col tempo. 

Da piccolo ho sempre disegnato, soprattutto cose legate al calcio, ispirandomi ai gol, alle figurine, alle foto sui giornali e alle maglie da gioco. Sono un collezionista di maglie storiche del Venezia FC, e ancora oggi mi danno una quantità enorme di ispirazione per i loro colori e pattern iconici. Mi sembrava che mancasse qualcuno che facesse cose dedicate alla squadra e alla città, con un linguaggio contemporaneo ma anche nostalgico. Piano piano mi sono ritagliato questo ruolo, col mio stile, creando illustrazioni, prodotti e collaborazioni che cercano di celebrare l'essenza del Club. Il rapporto e il lavoro con Powernotte mi ha permesso di trasformare le mie idee in realtà e realizzare i sogni che ho sempre avuto da bambino.

Mi fa molto piacere vedere che il Venezia FC abbia acquisito la popolarità che si merita, diventando un punto di riferimento per tante altre società nel modo di approcciare il calcio, dalla comunicazione all'identità visiva. Per me è importante andare oltre e offrire prospettive aggiuntive su come si può percepire il calcio in una realtà unica come questa. Venezia non è solo una squadra, è un contesto culturale straordinario, e credo che ci sia ancora tanto da raccontare.

Mi
piace
molto
raffigurare
cose
che
sono
care
ai
tifosi,
perché
i
tifosi
sono
una
delle
componenti
più
importanti
del
calcio,
soprattutto
in
una
realtà
unica
come
Venezia.
Marcello Martinelli

Guardando le tue fascette si ha l'impressione che il Venezia FC sia raccontato attraverso dettagli che esistono ben oltre il campo da gioco. Come scegli i soggetti che diventano illustrazione? Cosa rende un'immagine capace di raccontare allo stesso tempo la città, il Club e la comunità che gli ruota attorno, fino a finire sul braccio del capitano?

Mi piace dare libero spazio alla mente oltre ad ispirarmi agli elementi in cui mi imbatto ogni giorno. Spesso cammino per la città, noto qualcosa, uno scorcio, un dettaglio, e faccio una foto o prendo nota per usarlo dopo. Per me è fondamentale incorporare elementi che richiamano la città, i colori della società o le usanze pre-partita. In questa stagione ho raccolto memorie visive gradualmente, lasciando che si sedimentassero prima di diventare illustrazioni. Mi piace molto raffigurare cose che sono care ai tifosi, perché i tifosi sono una delle componenti più importanti del calcio, soprattutto in una realtà unica come Venezia. Andando allo stadio, in casa e in trasferta, sono a stretto contatto con quello che li caratterizza e li rappresenta. Per questo mi è spesso facile avere un'idea che so che verrà apprezzata, non solo dai veneziani ma anche da un pubblico internazionale che occasionalmente visita la città. Venezia per me rimane la più grande fonte di ispirazione: è così ricca di spunti che non credo avrò mai il problema di rimanere a corto di idee.

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In una stagione fatta di contenuti digitali che scorrono e si esauriscono rapidamente, le fascette hanno rappresentato qualcosa di diverso: un oggetto fisico, indossato sul campo e destinato a essere conservato, collezionato e addirittura esposto. Che rapporto hai con l'idea di creare immagini pensate per esistere oltre al digitale?

Fin da bambino ho sempre disegnato, su fogli, tele e oggetti, con il mio stile esagerato e volutamente imperfetto. Negli ultimi anni disegno spesso su un tablet con una penna digitale, principalmente per poter condividere il lavoro sui social, e questo mi ha permesso di crescere e conoscere tante persone, oltre a realtà nuove. Ma ho sempre avuto una preferenza per il disegno fatto a mano. C'è qualcosa di più magico in un'opera fisica: quasi non puoi tornare indietro, e quello che produci è l'idea così come l'hai immaginata, senza ritocchi. Quando Powernotte mi ha proposto l'idea di disegnare le fascette da capitano, ho capito fin da subito che questo oggetto era l'opportunità migliore per esprimere le mie idee in maniera unica. Le fascette, pur essendo nate in digitale, nel modo in cui vengono stampate danno l'impressione di essere disegnate a mano. Il digitale è senza dubbio più versatile per produrre e far circolare le illustrazioni, ma sono convinto che l'opera fisica abbia un valore emotivo molto più grande. Essere una delle poche realtà mondiali che ha utilizzato fascette uniche e legate al territorio è un grosso motivo d'orgoglio.

Photo credits: Powernotte (fasce incorniciate).
Illustrazioni: Marcello Martinelli.

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