La conferenza stampa di Filippo Antonelli
Questa mattina presso la Sala Stampa del Centro Sportivo Ca’ Venezia, il Direttore Sportivo e General Manager del Venezia FC, Filippo Antonelli, è intervenuto davanti ai microfoni in conferenza stampa.
Filippo Antonelli, Direttore Sportivo e General Manager Venezia FC.
"Buongiorno a tutti e grazie di essere qui. Credo sia giusto partire dal momento che stiamo vivendo dopo queste prime cinque giornate. Voglio farlo con chiarezza e senso di responsabilità, perché è soprattutto nei momenti meno favorevoli che chi ha il compito di guidare deve assumersi le proprie responsabilità, mantenere lucidità e indicare con fermezza la direzione. È quello che ho cercato di fare fin dal mio primo giorno al Venezia, quando eravamo in fondo alla classifica di Serie B. E ne sono ancora più convinto oggi che siamo in Serie A: una categoria che abbiamo conquistato con grande lavoro e sacrificio e che adesso abbiamo la responsabilità e l’ambizione di difendere con tutte le nostre forze.
La classifica oggi dice zero punti dopo cinque giornate. È un dato oggettivo. Non è la partenza che volevamo e le difficoltà, almeno in termini di risultati, sono state superiori a quelle che avevamo previsto. Nessuno è soddisfatto. Non lo è la proprietà, non lo è la Presidente Bodie, non lo sono io, non lo sono Giovanni Stroppa e il suo staff, non lo sono i giocatori. Esattamente come non lo sono i nostri tifosi e la stampa locale. Nel calcio i risultati contano e noi dobbiamo iniziare a trasformare il lavoro e quanto di positivo stiamo facendo in punti. Ma proprio quando arrivano le difficoltà credo si debba capire la solidità di un club e la qualità delle persone che hanno la responsabilità di guidarlo. Nei momenti difficili non servono decisioni istintive. Servono decisioni ragionate e coerenti con l’analisi dello scenario.
Questi sono stati giorni di riflessione. Ed era doveroso che lo fossero. Per il ruolo che ricopro, per la responsabilità che sento nei confronti del club e per il rispetto che dobbiamo ai nostri tifosi, dopo cinque sconfitte sarebbe stato sbagliato non fermarsi ad analizzare profondamente la situazione. Abbiamo ragionato, ascoltato, parlato e ci siamo confrontati. Ma vi garantisco che i confronti sono stati molto più interni che esterni, perché il nostro primo pensiero non è stato trovare un colpevole, ma comprendere cosa dobbiamo migliorare. Io, la proprietà, la Presidente Bodie, il management, Giovanni Stroppa e il suo staff abbiamo analizzato quello che non ha funzionato, quello che deve cambiare rapidamente e anche ciò che di positivo abbiamo visto e sul quale dobbiamo continuare a costruire.
La prestazione con la Lazio ha dato dei segnali molto incoraggianti, siamo sulla strada giusta. Al Venezia abbiamo l’abitudine che le decisioni importanti siano sempre il frutto di analisi, ragionamenti, confronto e approfondimento. Per questo abbiamo preferito prenderci il tempo necessario, informando mister Stroppa in completa trasparenza che erano in corso delle valutazioni, prima di arrivare alla comunicazione ufficiale sulla conferma della guida tecnica. Non dovevamo dare velocemente una risposta all’esterno. Dovevamo dare la risposta per noi più giusta in questa fase delicata del nostro campionato. E la nostra decisione è stata quella di continuare con Giovanni Stroppa che, come sapete, da lunedì ha ripreso regolarmente gli allenamenti della squadra.
Voglio essere molto chiaro: Giovanni non è stato confermato per riconoscenza verso quello che ha fatto, che è stato importante per il club. È stato confermato perché riteniamo che oggi sia l’allenatore giusto per guidare questa squadra per uscire da questa fase di carenza di risultati, attraverso un’identità calcistica chiara e una forte ricerca della solidità difensiva.
La fantastica promozione dello scorso anno appartiene alla nostra storia e nessuno potrà cancellarla. Ma noi dobbiamo decidere pensando al presente e al futuro. Riteniamo mister Stroppa un allenatore preparato, motivato e capace di dare a questa squadra un’identità tecnica forte e quella solidità necessaria per affrontare un campionato nel quale il nostro obiettivo è mantenere la categoria.
Anche dalla squadra sono arrivati segnali importanti. Le parole del capitano e dei giocatori più esperti hanno espresso quanto il gruppo creda nell’allenatore, nel progetto tecnico e nel valore della rosa. Adesso però le parole devono lasciare spazio ai fatti e tocca anche ai calciatori in campo. La fiducia non è un alibi. È una responsabilità! E questa responsabilità riguarda tutti noi.
Da inizio campionato abbiamo disputato delle buone gare: Lecce e Milan, poi a Frosinone e con la Fiorentina oggettivamente c’è stato qualche passo indietro. Il vero problema è che tutte e quattro le gare non hanno restituito punti in classifica. La gara contro la Lazio, pur essendo stata la quinta sconfitta, ha rappresentato, a nostro avviso e per molti addetti ai lavori, una discontinuità rispetto alle gare precedenti. Abbiamo visto maggiore compattezza, maggiore solidità difensiva e, contemporaneamente, una squadra capace di proporre gioco e mettere in difficoltà un avversario forte, ben allenato e in un ottimo momento.
Questo però non ci basta e non ci deve bastare! Non voglio che una prestazione migliore diventi il modo per giustificare una sconfitta. Non siamo alla ricerca solo di buone prestazioni da raccontare. Siamo alla ricerca fondamentalmente di punti per i nostri obiettivi. Ma per arrivare ai risultati bisogna capire cosa correggere e, contemporaneamente, riconoscere le basi dalle quali ripartire. La Lazio ci ha dato alcune risposte. Adesso dobbiamo trasformarle in continuità e risultati.
Voglio affrontare direttamente anche un altro tema. In questi giorni ho letto e ascoltato interpretazioni secondo le quali ci sarebbero dubbi della proprietà e della Presidente sul mio lavoro o divisioni all’interno del club. Lo dico con grande serenità e altrettanta fermezza: non è così. Il rapporto con la Presidente Bodie e con la proprietà è forte. C’è fiducia, c’è confronto quotidiano e c’è piena unità d’intenti sulla direzione che vogliamo dare al Venezia. In questa fase i nostri colloqui sono stati inevitabilmente ancora più intensi. Abbiamo analizzato scenari, espresso valutazioni, discusso e infine deciso insieme. Perché confrontarsi non significa essere divisi. Confrontarsi significa assumersi insieme la responsabilità delle decisioni. Anche la conferma di Giovanni Stroppa è stata presa in pieno coordinamento tra proprietà e management. Con un unico criterio davanti a tutti gli altri: il bene e l’interesse del Venezia FC. Il Venezia oggi è una società forte, unita e con le idee chiare.
Questa convinzione nasce anche dal lavoro fatto sul mercato. Abbiamo fatto un mercato importante e ambizioso, con un obiettivo preciso: rafforzare la rosa, renderla più competitiva e mettere a disposizione dell’allenatore maggiori soluzioni in più ruoli. Abbiamo cercato di costruire un mix tra giovani di prospettiva, giocatori già affermati in Serie A e calciatori con esperienza e caratura internazionale. Tutto questo è stato possibile grazie agli investimenti di una proprietà forte e ambiziosa, che ha dimostrato concretamente di voler mettere il Venezia nelle condizioni di competere per il proprio obiettivo.
Allo stesso tempo abbiamo continuato a sviluppare un’altra componente importante del nostro modello: valorizzare i calciatori e creare valore per il club. Credo che questa stagione abbia già dimostrato una cosa importante: come club abbiamo avuto la forza e l’ambizione di costruire una rosa che riteniamo altamente competitiva per i nostri obiettivi. Ma voglio chiarire anche questo: aver fatto un mercato importante non significava pensare di vincere tutte le partite o andare a dominare su tutti i campi d’Italia, come una big di Serie A. Siamo una squadra neopromossa. Grazie a una proprietà forte, siamo una neopromossa ambiziosa, certamente. Ma dobbiamo avere sempre il massimo rispetto della Serie A, del livello degli avversari e della difficoltà di questo campionato, che ha una dimensione completamente diversa dalla Serie B. Il valore di una squadra non si dichiara. Si dimostra sul campo con i risultati e questo è compito dello staff tecnico, dei calciatori e del lavoro di tutti noi dell’area sportiva. Ed è esattamente quello che adesso dobbiamo fare.
In momenti come questo credo sia fondamentale ricordare il percorso. Non per rifugiarci nel passato. Ma perché dobbiamo sapere chi siamo stati per avere ancora più chiaro chi vogliamo essere oggi e cosa vogliamo diventare domani. Negli ultimi anni il Venezia ha conquistato due promozioni in Serie A e ha vissuto una retrocessione dopo una stagione combattuta. Abbiamo conosciuto momenti difficili e momenti straordinari. Ma c’è un valore che ci ha sempre contraddistinto: la volontà di costruire un club solido, equilibrato anche dal punto di vista economico e una cultura calcistica. Cultura calcistica, professionalità e una società strutturata per restare ad alti livelli sono tre pilastri del Venezia in questo momento. Abbiamo cercato di crescere senza perdere il contatto con la realtà. Abbiamo lavorato ogni giorno con una cultura fondata sull’impegno, sulla competenza e sulla consapevolezza che nel calcio nulla è acquisito. Lo abbiamo fatto quando siamo retrocessi. E lo abbiamo fatto anche nei momenti più belli, come dopo la fantastica promozione della scorsa stagione, continuando a investire sulla squadra e sulle strutture per far crescere ulteriormente il club. Perché equilibrio non significa mancanza di ambizione. Per noi significa costruire l’ambizione su fondamenta solide. Questo è il Venezia che abbiamo cercato di costruire e questo è il Venezia che dobbiamo continuare a essere.
Ho sempre detto che per me la Serie A non è semplicemente una categoria. È uno stile di vita calcistico. Significa ricerca quotidiana dell’eccellenza. Significa alzare continuamente il livello del lavoro, delle strutture, dell’organizzazione, della squadra e delle persone. Significa essere ambiziosi senza perdere il contatto con la realtà e con le nostre radici. Sapevamo che avremmo incontrato difficoltà.
Quelle che stiamo vivendo in termini di risultati sono oggettivamente superiori alle nostre previsioni iniziali, e sarebbe sbagliato negarlo. Ma cinque partite non possono cancellare il lavoro, gli investimenti e il percorso costruito. Devono invece ricordarci una cosa: in Serie A niente viene regalato. Bisogna conquistarsi ogni punto. Ed è esattamente ciò che dobbiamo fare.
Abbiamo un DNA che non deve cambiare in funzione della classifica. Un DNA battagliero, equilibrato e appassionato. Quando vinciamo. E ancora di più quando perdiamo. Voglio vedere questo spirito nei nostri calciatori ogni volta che entrano in campo. Lo voglio vedere nel nostro staff. Lo voglio vedere nel management. E credo che debba essere il patrimonio di tutto l’ambiente Venezia. Perché questo club porta nel proprio nome una parola straordinariamente importante: Unione.
Ed è proprio nei momenti di difficoltà che quella parola deve assumere ancora più valore. Voglio essere sincero. In questi giorni, esclusi i nostri fantastici tifosi che incontro quotidianamente per strada, nei club e al Penzo, qualche volta ho fatto più fatica a percepire questo senso di Unione da parte di una parte della stampa. Dai tifosi, invece, ho ricevuto tantissimo. Mi hanno fatto sentire il loro calore, la loro fiducia e soprattutto la volontà di uscire insieme da questo periodo nel quale i risultati sportivi non sono adeguati agli sforzi che il club sta facendo. E questo per me ha un valore enorme.
C’è un’immagine che può spiegare bene quello che penso. Fino a poche settimane fa eravamo tutti sulla stessa barca, quella della promozione, dell’entusiasmo, del mercato e dell’ambizione. Oggi è arrivata la prima vera mareggiata e ho avuto qualche volta la sensazione che qualcuno abbia già iniziato a guardare verso le scialuppe, come se questa barca stesse affondando. Questa barca non sta affondando. Il Venezia è un club solido. Ha una proprietà forte. Ha un management unito. Ha una squadra nella quale crediamo. Ha un allenatore preparato e ambizioso. E soprattutto sa dove vuole andare. La critica fa parte del calcio. È legittima e deve esserci. Ma una cosa è analizzare, criticare e porre domande — ed è anche il vostro lavoro — un’altra è cercare divisioni o crepe interne che non esistono. Perché questo non aiuta nessuno e soprattutto non aiuta il Venezia. Siamo tutti liberi di avere opinioni differenti. Ma credo che chi ama questa squadra, questo club, abbia oggi un interesse comune: vedere il Venezia reagire.
Quando siamo retrocessi abbiamo detto una frase che è diventata parte della nostra identità: “Abbiamo perso la categoria, ma non abbiamo perso la rotta.” Quella rotta ci ha riportati in Serie A. Oggi siamo dentro una difficoltà diversa. Possiamo chiamarla turbolenza, possiamo chiamarla mareggiata. Lo dicono i risultati e non ho nessun problema a riconoscerlo. Ma essere nella turbolenza non significa essere senza direzione. Ed è qui che deve emergere la responsabilità di chi guida. Siamo nella turbolenza. Ma io so dove dobbiamo andare. So quale Venezia abbiamo costruito. So quale Venezia vogliamo diventare. Credo nel progetto tecnico. Credo nella squadra che abbiamo costruito. Credo nella forza e nell’ambizione della nostra proprietà. Credo nel nostro management. E credo soprattutto nel percorso del Venezia. La nostra responsabilità adesso non è raccontare quello che abbiamo fatto ma è dimostrare quello che sappiamo fare. Responsabilità non significa paura. Significa avere il coraggio di decidere, la lucidità di correggere e la forza di continuare a lavorare quando sai qual è la direzione".