Il ponte verso il Redentore

Il ponte verso il Redentore

Per chi visita Venezia, il Redentore è la notte dei fuochi. Per chi la vive, è tutto ciò che accade prima.

Tra le ricorrenze che scandiscono il calendario veneziano, ce n'è una che più di ogni altra appartiene alla città e ai suoi abitanti.

Per un fine settimana di luglio Venezia cambia ritmo. Lungo le fondamenta compaiono tavole apparecchiate, il Canale della Giudecca si riempie lentamente di barche, amici e famiglie tornano a occupare gli stessi luoghi di sempre. C'è chi arriva per assistere ai fuochi d'artificio. Per i veneziani, invece, il Redentore comincia molto prima che il cielo si illumini.

È una festa fatta di attese, di gesti che si ripetono, di memoria condivisa.

Le sue origini risalgono al 1575, quando un'epidemia di peste colpì duramente Venezia. Di fronte a una città stremata, il Senato della Serenissima fece voto di costruire una chiesa dedicata al Cristo Redentore qualora l'epidemia fosse cessata. Così fu. Andrea Palladio progettò la basilica sull'isola della Giudecca, destinata a diventare uno dei simboli più riconoscibili della città e il cuore di una tradizione che continua da quasi cinque secoli.

Ogni anno, un ponte votivo collega temporaneamente le Zattere alla Giudecca, ripercorrendo il cammino dell'antico pellegrinaggio. Per pochi giorni compare una strada che il resto dell'anno non esiste, trasformando un gesto quotidiano come il camminare in un rito collettivo.

È da qui che inizia il Redentore.

Per
un
fine
settimana
di
luglio,
Venezia
cambia
ritmo.
Lungo
le
fondamenta
compaiono
tavole
apparecchiate,
il
Canale
della
Giudecca
si
riempie
lentamente
di
barche,
generazioni
si
ritrovano
attorno
agli
stessi
pranzi
e
alle
stesse
cene,
mentre
volti
familiari
tornano
a
occupare
il
medesimo
tratto
di
riva,
anno
dopo
anno.
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Il percorso lungo le Zattere accompagna lentamente verso la sera. I tavoli vengono allestiti con largo anticipo, le barche prendono posto una dopo l'altra nel canale, le conversazioni si allungano, i bambini corrono tra le sedie. Venezia sembra prepararsi con la calma di chi conosce perfettamente questo appuntamento e continua a celebrarlo, anno dopo anno.

Con il calare del sole, il Canale della Giudecca si trasforma in una grande piazza sull'acqua. Le imbarcazioni diventano luoghi di ritrovo, le rive si popolano, il confine tra spazio pubblico e privato si dissolve in un'unica festa condivisa.

Poi arrivano i fuochi.

Eppure, per molti veneziani, rappresentano soltanto l'ultimo capitolo della serata.

Il Redentore vive soprattutto in ciò che li precede: nelle tavolate che ritornano ogni estate, nei percorsi tramandati di generazione in generazione, nei volti che si ritrovano negli stessi luoghi, negli stessi gesti, negli stessi racconti.

In una città spesso osservata attraverso lo sguardo di chi la visita, il Redentore ricorda invece chi continua a viverla.

Ed è forse per questo che, tra tutte le feste di Venezia, rimane la più profondamente veneziana.

Quando
cala
la
sera,
arrivano
i
fuochi
d'artificio.
Eppure,
per
molti
veneziani,
sono
quasi
un
dettaglio.
Il
Redentore
vive
soprattutto
in
ciò
che
li
precede.
È
una
festa
che
celebra
la
memoria,
la
comunità
e
il
senso
di
appartenenza
tanto
quanto
la
fede.
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