Correva l’anno… 1940/1941: la Coppa Italia

Società   21 novembre 2018
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Nella propria storia ultracentenaria il Venezia FC ha alzato alcuni prestigiosi trofei, ultimo dei quali la Coppa Italia di Lega Pro vinta due anni fa nella doppia finale contro il Matera.

Ma se c’è un trofeo che più di tutti può rendere orgogliosi i tifosi lagunari, quello è sicuramente la Coppa Italia vinta nel lontano 1941.

Erano anni in cui il Venezia raggiungeva traguardi insperati, riuscendo in quattro stagioni a passare dalla Serie B a uno Scudetto sfuggito nel maggio del 1942 per soli quattro punti.

Il fattore determinante in questa crescita tanto veloce quanto sorprendente fu il gruppo, un insieme di giocatori che riusciva ad esprimere un calcio all’avanguardia e propositivo.

La stagione 1940 doveva essere quella della consacrazione dopo che nel primo anno di Serie A i Leoni avevano ottenuto una dignitosa salvezza, concludendo al decimo posto.

Il campionato, invece, non fu dei più semplici e l’iniziò lo confermò: successo interno al debutto contro l’Inter (a quei tempi denominata Ambrosiana) e sconfitte a Livorno, Roma e Bergamo. Dopo nove gare, gli uomini di mister Rebuffo si trovavano ben lontani dai primi posti, con gli otto punti raccolti che non sembravano poter alimentare i sogni dei tifosi.

Il cammino proseguì sul canovaccio di inizio stagione, con la squadra capace di fermare corazzate come Milan e Juventus, salvo poi uscire sconfitta da incontri sulla carta più abbordabili come quelli con Genoa o Triestina. A gennaio, con il Venezia ormai fuori dalla lotta per il vertice, si cominciò a guardare all’altra competizione a cui i Leoni prendevano parte, la Coppa Italia.

Dopo aver agevolmente superato i sedicesimi di finale contro la Ternana, il Venezia riuscì ad accedere ai quarti grazie a un perentorio 5 a 0 sul malcapitato Udinese.

L’impresa cominciò a prendere corpo proprio ai quarti di finale, quando i neroverdi riuscirono a sbancare Bologna. Contro i campioni d’Italia in carica, infatti, i Venezia giocò una gara di incredibile dedizione e, nonostante l’inferiorità numerica degli ultimi venti minuti, riuscì ad imporsi per 4 a 3 grazie alle reti di Loik, Alberico e alla doppietta di Pernigo.

La semifinale l’1 giugno mise di fronte un Venezia ormai sulle ali dell’entusiasmo e una Lazio che, invece, doveva ancora lottare per salvarsi. Il 3 a 1 finale in favore degli uomini di Rebuffo non lasciò spazio ad alcuna recriminazione da parte dei biancocelesti e i lagunari si qualificarono così per l’ambitissimo atto finale, contro la Roma.

L’andata si giocò al Testaccio e fu un’altra incredibile impresa dei veneziani, che dopo essere andati sotto di tre reti nei primi 19 minuti, furono in grado di rimettersi in corsa grazie ai sigilli di Mazzola, Diotallevi e Alberti.

Una partita pazza, che dopo venti minuti sembrava aver già consegnato la coppa ai giallorossi e che invece vide il veemente ritorno dei Leoni, che posticiparono ogni verdetto al match di ritorno.

Il 15 giugno 1941, in un Penzo colmo come in poche altre occasioni, i neroverdi completarono l’opera, andando in vantaggio con Loik e resistendo fino al triplice fischio.

Un traguardo impressionante, che rimane tutt’ora il livello più alto raggiunto dalla società lagunare.

Questo fa capire l’importanza di ciò ha significato questo successo per la città, che mai potrà dimenticare le giocate di Mazzola, il gol di Loik, la rimonta del Testaccio e tutti i protagonisti della magica vittoria in Coppa Italia.

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