Non è la fine.

News   10 Giugno 2019
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A volte ci sono momenti, frazioni di secondo, segnali, che ti fanno credere che il destino sia dalla tua parte.
Il goal di Domizzi al 96’ col Pescara o l’incredibile tripletta a Carpi di Zigoni. I due goal di Di Mariano contro la capolista, che firmarono una delle più belle ed inaspettate vittorie della stagione, o lo stesso Di Mariano a segno nei secondi finali del derby e nello scontro diretto col Foggia.

Anche ieri sera, nella partita più importante della stagione e degli ultimi quattro anni, i segnali erano tutti dalla nostra parte: una squadra vivace, propositiva, che guizzava da una parte all’altra del campo, attaccando e difendendo in maniera compatta. Poi il goal di Modolo, una perla: finta che inganna il difensore, tutto lo stadio in piedi, 4.000 persone che per un secondo trattengono il fiato, il tiro e la rete che precede un’esultanza rabbiosa, fiera, liberatoria.

La follia di Minala e la conseguente espulsione sembravano essere un ulteriore tassello nel puzzle della partita perfetta. La squadra di mister Cosmi era in palla, nonostante il prolungato stop, gli acciaccati richiamati dalle cure in vista della prossima stagione e le ignobili vicende legali delle ultime settimane. Se già dai primi minuti la partita era sembrata a senso unico, nel secondo tempo e poi nei tempi supplementari si è tramutata in un assedio continuo, con Schiavone e Bentivoglio in regia a portare l’assalto alle fila dei granata, pronti a ripartire in contropiede sfruttando l’incredibile fisicità di Djuric.

Ma 120 minuti, di cui quasi 80 in superiorità numerica, non sono bastati al Venezia per completare la rimonta contro la Salernitana. Il fischio finale di Aureliano che manda le squadre ai rigori è giunto come una mazzata sull’11 di mister Cosmi: per come si era messa la gara, era quello il traguardo massimo a cui potevano puntare i campani, e l’averlo ottenuto ha messo la Salernitana in una posizione di vantaggio psicologico.

“I rigori li sbaglia chi ha il coraggio di calciarli” disse qualcuno. E dispiace che a sbagliare siano stati proprio Simone Bentivoglio, uno dei migliori in campo, faro del centrocampo per tutti e 120 i minuti, e Coppolaro, che in allenamento aveva mostrato sui penalty una regolarità impressionante.

Fa male, malissimo perdere così. Fa male vedere 28 ragazzi in lacrime, uscire dal campo e dallo stadio a testa bassa, dopo quella che probabilmente è stata la migliore prestazione della stagione, quella che ti fa dire finalmente: “questi siamo noi!”.

Ma nel calcio, come nella vita, l’importante non è non cadere ma sapersi rialzare. Ieri siamo caduti, e oggi stesso abbiamo cominciato a rialzarci. Anzi, abbiamo già iniziato a rialzarci al fischio finale, quando i tifosi presenti, al fischio finale, prima di lasciare lo stadio hanno applaudito una squadra retrocessa che però sembrava aver trovato, pur tardi, la strada giusta per essere finalmente squadra.

Non è la fine. Potrà cambiare la categoria, ma il nostro obiettivo non cambierà mai. Non succederà oggi o domani, ci vorrà tempo, ma il Venezia FC tornerà dove merita di stare.

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