Correva l’anno… 1998/1999: il Venezia di Recoba

News   03 ottobre 2018
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A ridosso del Millennio si è assistito all’annata d’oro del calcio a Venezia, il periodo di massima esaltazione della storia, almeno recente, del club lagunare.

L’anno era il 1998 e seguiva la splendida promozione in Serie A ottenuta la stagione precedente dalla squadra di mister Novellino, con i Leoni che conclusero secondi in classifica alle spalle della Salernitana, ottenendo l’accesso nella massima serie dopo oltre trent’anni.

Per l’occasione viene allestita una squadra solida, con l’obiettivo di centrare la salvezza quanto prima, per poi godersi un campionato tranquillo. Dal Milan arrivano il portiere Massimo Taibi e Filippo Maniero, dal Bologna Carnasciali e dal Vitoria Bahia il difensore Bilica. Il centrocampo viene rinforzato con due pedine fondamentali come Volpi e Valtolina, mentre la scommessa è l’attaccante brasiliano Moacir Bastos, detto Tuta.

Il campionato inizia male, con gli arancioneroverdi sconfitti all’esordio a Bari (1 a 0). Al debutto in casa arriva il Parma, partita nella quale i Leoni riescono a raccogliere il primo punto in classifica. Le seguenti giornate, però, sono tremende: arrivano tre sconfitte di fila contro Roma, Milan e Perugia, prima del pareggio con l’Udinese e di altri due ko contro Bologna e Fiorentina (4 a 1 senza storia a Firenze).

Per la prima vittoria bisogna attendere la nona giornata e lo scontro interno con la Lazio, match fondamentale per il futuro del Venezia e del tecnico Novellino, che comincia a traballare. Tuta e Pedone, però, regolano i biancocelesti, dando una boccata d’ossigeno a tutto l’ambiente lagunare.

Le cose, comunque, continuano a non andare. La squadra lotta, scende in campo con la giusta convinzione ma fatica a raccogliere risultati favorevoli, ritrovandosi a sette punti di distacco dalla salvezza. Novellino sembra destinato a salutare, ma la squadra è con lui e difende il proprio allenatore fino alla fine, riuscendo a impedire il suo esonero.

Così, nella finestra di mercato di gennaio, dopo la pesantissima sconfitta contro l’Inter per 6 a 2, la dirigenza decide di intervenire, andando a prelevare dai nerazzurri stessi un giovane uruguagio che nei suoi primi mesi italiani non ha trovato spazio. Il suo nome, destinato ad entrare nei cuori dei tifosi arancioneroverdi, è Alvaro Recoba.

Dotato di un sinistro preciso come pochi al mondo, il fantasista classe ’76 ci impiega poco a calarsi nella nuova esperienza, entrando sin da subito negli schemi di mister Novellino.

L’esordio è dei più complessi, al Penzo contro la Juventus. Partita vera, con i Leoni che si portano avanti grazie al gol di Pedone, ma vengono raggiunti nella ripresa dal pareggio di Fonseca. I bianconeri spingono per trovare il vantaggio, senza però riuscire a trafiggere nuovamente la difesa lagunare. Finisce 1 a 1.

Un punto che non smuove più di tanto la classifica, ma che dà morale a tutta la squadra, che tre giorni più tardi compie un’impresa nel recupero della quindicesima giornata. A Venezia arriva l’Empoli di Arturo Di Napoli, che si porta subito avanti per 2 a 0. All’intervallo sembra già di poter mettere la parola fine sulle speranze di salvezza dei padroni di casa, ridotti in dieci uomini dall’espulsione di Bilica al minuto 37.

Nella ripresa, però accade l’impensabile: Valtolina accorcia al 54′, riportando gli arancioneroverdi in partita. Recoba a quel punto sale in cattedra, disegnando calcio come solo lui sa fare. Quando manca meno di un quarto d’ora al triplice fischio pareggia Maniero, prima dello show finale. All’86’, sul risultato di 2 a 2, Recoba scaglia un pallone a centro area per lo stesso Maniero, che si inventa un meraviglioso colpo di tacco che termina in rete. E’ il gol del vantaggio che significa -1 dalla salvezza e, soprattutto, che dà la svolta al campionato dei Leoni.

Da lì in poi, infatti, i lagunari macinano un punto dietro l’altro, battendo Bari, Roma, Perugia e Udinese, prima del match interno contro una Fiorentina che nutre ancora speranze di titolo.

In un Penzo stracolmo per l’occasione va in scena un match memorabile. I viola sono forti, in porta c’è Toldo e davanti Batigol, ma in campo non c’è partita: di fronte a Batistuta, uno dei giocatori più forti al mondo, gli occhi di chiunque sono per Recoba. Il numero 11 è in giornata e si prende la scena, segnando una tripletta, due gol dei quali su punizione. Quella del 2 a 0, poi, è l’immagine che racchiude in sè l’intera stagione arancioneroverde, con la pennellata del Cino diventata icona in laguna.

A fine anno i Leoni, grazie a un girone di ritorno da incorniciare, non solo riescono a salvarsi, ma sfiorano addirittura una clamorosa qualificazione alle coppe europee.

Si è trattato sicuramente di uno dei Venezia più belli che si siano mai ammirati, una squadra che, sull’onda dell’entusiasmo, era diventata quasi invincibile, facendo sognare una città intera.

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